Tag Archivio per: Hairy Green Eyeball

August with Anna and Mathias

August with Anna and Mathias

Ready for Christmas presents?

Ready for Christmas presents?

Mathias #4 Fantasmi a Roma

…and don’t forget the volumes 1, 2, 3

Xtina fifth birthday

Xtina fifth birthday

Xtina published for five years every week. And five volumes published.

Centered on the life of Xtina, in her work as assistant in a Museum, Xtina’s chronicles the daily challenges of a worker. At work, we follow xtina as she copes with friends, relationships, and the day-to-day trials of a working woman living life in the 21st century.

Created by Monica

Distributed by outisfumetti.com

Xtina back to past

Xtina back to past

June with Anna and Mathias

June with Anna and Mathias 

Are the people around us really what they seem?

ACTORS: Mathias is a blond 10 year old. He’s knowledgeable for his age as a result of his somewhat cosmopolitan education. Anna is a freckly 10 year-old redhead. Orphaned at an early age. Lively, intelligent and with a searching mind, she’s the one with the sense of humour and sharp one liners.

STRUCTURE & TONE OF THE STORIES: The two protagonists in this series are children and, despite their superhuman potentialities, they behave as such. They always travel accompanied by an adult, they never go out late at night and wherever they stay they’re in the company of relatives. It is within this context that the storyline develops in its own way. They’re not out to put the world to rights, yet they are endowed with a strong sense of justice and they seek to do good in the face of evil.

Xtina by Monica comic strip Girl with a Pearl Earring

Xtina by Monica comic strip Girl with a Pearl Earring

Girl with a Pearl Earring (Dutch: Meisje met de parel) is an oil painting by Dutch Golden Age painter Johannes Vermeer, dated c. 1665. Going by various names over the centuries, it became known by its present title towards the end of the 20th century after the large pearl earring worn by the girl portrayed there. The work has been in the collection of the Mauritshuis in The Hague since 1902 and has been the subject of various literary treatments. In 2006, the Dutch public selected it as the most beautiful painting in the Netherlands.

The painting is a tronie, the Dutch 17th-century description of a ‘head’ that was not meant to be a portrait. It depicts a European girl wearing an exotic dress, an oriental turban, and an improbably large pearl earring. In 2014, Dutch astrophysicist Vincent Icke [nl] raised doubts about the material of the earring and argued that it looks more like polished tin than pearl on the grounds of the specular reflection, the pear shape and the large size of the earring.

The work is oil on canvas and is 44.5 cm (17.5 in) high and 39 cm (15 in) wide. It is signed “IVMeer” but not dated. It is estimated to have been painted around 1665.

After the most recent restoration of the painting in 1994, the subtle colour scheme and the intimacy of the girl’s gaze toward the viewer have been greatly enhanced. During the restoration, it was discovered that the dark background, today somewhat mottled, was originally a deep enamel-like green. This effect was produced by applying a thin transparent layer of paint—a glaze—over the black background seen now. However, the two organic pigments of the green glaze, indigo and weld, have faded.

Xtina the Sunday comic strip

Xtina the Sunday comic strip

Centered on the life of Xtina, in her work as assistant in a Museum, Xtina’s chronicles the daily challenges of a worker. At work, we follow xtina as she copes with friends, relationships, and the day-to-day trials of a working woman living life in the 21st century.

the Xtina’s comic strips week Day 4

the Xtina’s comic strips week Day 4

Artista concettuale e pittore – ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista – Emilio Isgrò (Barcellona di Sicilia, 1937) è uno dei nomi dell’arte italiana più conosciuti a livello internazionale tra XX e XXI secolo.

A partire dagli anni Sessanta, Isgrò ha dato vita a un’opera tra le più rivoluzionarie e originali, che gli ha valso diverse partecipazioni alla Biennale di Venezia (1972, 1978, 1986, 1993) e il primo premio alla Biennale di San Paolo (1977). 

Emilio Isgrò dal 1956 a oggi vive e lavora a Milano, salvo una parentesi a Venezia (1960-1967) come responsabile delle pagine culturali del Gazzettino.

1956 – 1964

Nel 1956 esordisce con la raccolta di poesie Fiere del Sud (Arturo Schwarz Editore). Nel 1964 realizza le prime cancellature su enciclopedie e libri contribuendo alla nascita e agli sviluppi della poesia visiva e dell’arte concettuale.

1965

Nel 1965 pubblica Uomini & Donne per Sampietro Editore e l’anno successivo L’età della ginnastica per Mondadori. Nel 1966 tiene la prima mostra personale alla Galleria 1+1 di Padova. Rilascia la dichiarazione di poetica Dichiarazione 1 in occasione della mostra presso la Galleria Il Traghetto di Venezia (1966). Alla fine del decennio espone nelle principali gallerie milanesi: Galleria Apollinaire (1968), Galleria del Naviglio (1969), Galleria Schwarz (1970).

1972

Nel 1972 è invitato alla XXXVI Biennale d’Arte di Venezia, dove è presente ancora nel 1978, 1986 e 1993. Espone con altri artisti alla mostra Contemporanea (1973), curata da Achille Bonito Oliva e allestita nel parcheggio sotterraneo di Villa Borghese a Roma. L’anno seguente esce L’avventurosa vita di Emilio Isgrò nelle testimonianze di uomini di stato, scrittori, artisti, parlamentari, attori, parenti, familiari, amici, anonimi cittadini (Il Formichiere), candidato al Premio Strega. Nel 1976 il Csac di Parma gli dedica una ricca antologica. Nel 1977 vince il primo premio alla XIV Biennale d’Arte di San Paolo del Brasile. Nello stesso anno pubblica con Feltrinelli il romanzo Marta de Rogatiis Johnson. Nel 1978 partecipa alla XXXVIII Biennale d’Arte di Venezia.

1979

Nel 1979, alla milanese Rotonda della Besana, presenta l’installazione per 15 pianoforti Chopin, ripreso nel 2001 dalla pianista americana Ophra Yerushalmi alla Guild Hall di East Hampton negli Stati Uniti. Nel 1982, rappresenta Gibella del Martirio e San Rocco legge la lista dei miracoli e degli orrori a Gibellina.

1983-1985

Nel triennio 1983-1985 pubblica con Feltrinelli la trilogia siciliana L’Orestea di Gibellina. Nel 1985 per l’Anno Europeo della Musica realizza su commissione del Teatro alla Scala l’installazione multimediale La veglia di Bach, allestita nella Chiesa di San Carpoforo. 

1986

Nel 1986 espone L’ora italiana al Museo Civico Archeologico di Bologna, in memoria delle vittime della strage alla stazione ferroviaria. È tra i partecipanti alla XLII Biennale d’Arte di Venezia. 

1987

Nel 1987 l’Istituto Italiano di Cultura a Madrid ospita l’antologica Cancellature 1965-1987. Nel 1989 esce il romanzo Polifemo (Mondadori).

1990

Nel 1990 elabora un nuovo testo teorico dal titolo Teoria
 della cancellatura per la personale alla Galleria Fonte d’Abisso di Milano. Partecipa ad importanti collettiva al MoMA di New York nel 1992 e nel 1994 alla Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia. Pubblica il romanzo L’asta delle ceneri (Camunia) e torna alla poesia con la raccolta Oratorio dei ladri (Mondadori). 

1998

Del 1998 è il gigantesco Seme d’arancia, donato alla città natale Barcellona di Sicilia come simbolo di rinascita sociale e civile per i paesi del Mediterraneo.

2001-2002

Nel 2001 la Città di Palermo gli dedica una ricca antologica nella chiesa gotico-catalana di Santa Maria dello Spasimo. Con Le api della Torah sviluppa il “ciclo degli insetti”, già presenti nei suoi lavori dal 1974. Nel 2002 pubblica il libro di poesie Brindisi all’amico infame (Aragno), finalista al Premio Strega e vincitore del Premio San Pellegrino.  

2007 – 2009

Con il titolo La cancellatura e altre soluzioni (Skira) raccoglie nel 2007 in volume gli scritti pubblicati su quotidiani e riviste come corredo critico-teorico dell’attività creativa. L’anno successivo il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato realizza l’antologica Dichiaro di essere Emilio Isgrò, seguita nel 2009 da Fratelli d’Italia al Palazzo delle Stelline di Milano. 

2010

Successivamente, per le celebrazioni dell’Unità d’Italia, la Città di Marsala propone negli spazi del Convento del Carmine la mostra “Disobbedisco. Sbarco a Marsala e altre Sicilie”, alla quale ha fatto seguito una vasta retrospettiva alla Sanat Galerisi di Istanbul su invito ufficiale della città capitale europea della cultura 2010, mentre la Boghossian Foundation di Bruxelles espone a ruota i quattordici Codici ottomani, riproposti poi dalla Fondazione Marconi di Milano.

Del 2010 è anche il progetto della Costituzione cancellata, a cura di Marco Bazzini, presso la galleria Boxart di Verona.

2011

Nel 2011 La Costituzione cancellata viene presentata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, mentre si inaugura nel maggio dello stesso anno, all’Università Bocconi di Milano, l’opera pedagogica Cancellazione del debito pubblico. 

2012-2013

Nel 2012 vengono riallestite a Milano, a Palazzo Reale, le opere Dichiaro di non essere Emilio Isgrò (1971) e L’avventurosa vita di Emilio Isgrò nelle testimonianze di uomini di stato, artisti, scrittori, parlamentari, attori, parenti, familiari, amici, anonimi cittadini (1972); nonché L’ora italiana (1985-1986) alle Gallerie d’Italia. Un’intera sala del Mart di Rovereto viene dedicata alla sua opera Cancello il Manifesto del Futurismo mentre poco dopo, nel giugno 2013 alla Galleria Nazionale di Arte Moderna viene allestita la sua più significativa retrospettiva, dal titolo Modello Italia. 

Nel 2013 esce Come difendersi dall’arte e dalla pioggia, pubblicato da Maretti Editore, a cura di Beatrice Benedetti.

2014

Nel 2014, ancora per il Pecci di Prato, Isgrò è ideatore e protagonista di un progetto in tre tempi dal titolo Maledetti toscani, benedetti italiani che lo vede interpretare Curzio Malaparte sul palcoscenico del Teatro Metastasio di Prato, cancellare undici illustri toscani per una mostra al Museo di Palazzo Pretorio e realizzare un video d’artista dal titolo Le api di Lipari. Nel maggio la Galleria degli Uffizi di Firenze accoglie il suo autoritratto del 1971 Dichiaro di non essere Emilio Isgrò. 

2015

Nel 2015 crea Il Seme dell’Altissimo, una scultura in marmo di 7 metri d’altezza, collocata all’interno dell’Expo di Milano.

2016

Nel 2016 la sua città di adozione, Milano, gli rende omaggio con una progetto su tre sedi: una mostra antologica a Palazzo Reale, l’esposizione del ritratto di Alessandro Manzoni cancellato alle Gallerie d’Italia e 35 volumi de I Promessi sposi cancellati per venticinque lettori e dieci appestati alla Casa del Manzoni.

2017

Emilio Isgrò debutta a Londra e Parigi con la Galleria Tornabuoni che apre due importanti esposizioni che ripercorrono la carriera artistica del Maestro. 

Lo stesso anno, tre sue importanti opere (tra cui la celebre installazione de Il Cristo cancellatore del 1969) entrano a far parte della collezione permanente del Centre George Pompidou di Parigi. 

Il 18 novembre si celebra presso La Triennale di Milano la giornata “Fondamenta per un’arte civile” scandita in tre momenti: la presentazione del nuovo libro Autocurriculum (Sellerio); l’inaugurazione della mostra “I multipli secondo Isgrò” in collaborazione con Editalia; infine la collocazione permanente nei giardini antistanti la Triennale de Il Seme dell’Altissimo, donata dall’artista alla città di Milano. 

2018

Nel 2018 Isgrò inaugura la monumentale opera “Monumento all’Inferno”, realizzata appositamente per l’Università IULM di Milano.

In aprile espone in Belgio alla MDZ Art Gallery, in una doppia personale che lo vede protagonista insieme a Christo. 

2018

In estate apre Lettere, mostra dialogo tra l’artista e Osvaldo Licini presso il Centro Studi Casa Museo Osvaldo Licini di Monte Vidon Corrado.

2019

A settembre 2019 Fondazione Giorgio Cini di Venezia promuove una grande retrospettiva su Isgrò, curata dal critico Germano Celant. Per l’occasione esce la monografia Emilio Isgrò, edita da Treccani e curata sempre da Germano Celant, che ripercorre tutto il suo percorso artistico, introdotto da una lunga intervista con il curatore. 

In dicembre la città di Milano premia Isgrò con una importante attestazione di benemerenza civica: l’Ambrogino d’Oro. 

Blondie is an American comic strip created by cartoonist Chic Young. The comic strip is distributed by King Features Syndicate, and has been published in newspapers since September 8, 1930. The success of the strip, which features the eponymous blonde and her sandwich-loving husband, led to the long-running Blondie film series (1938–1950) and the popular Blondie radio program (1939–1950).

Chic Young wrote and drew Blondie until his death in 1973, when creative control passed to his son Dean Young. A number of artists have assisted on drawing the strip over the years, including Alex Raymond, Jim Raymond, Paul Fung Jr., Mike Gersher, Stan Drake, Denis Lebrun, Jeff Parker, and (since 2005) John Marshall. Despite these changes, Blondie has remained popular, appearing in more than 2,000 newspapers in 47 countries and translated into 35 languages. From 2006 to 2013, Blondie had also been available via email through King Features’ DailyINK service.

Brooke Christa Shields (born May 31, 1965) is an American actress and model. She was initially a child model and gained critical acclaim at age 12 for her leading role in Louis Malle’s film Pretty Baby (1978), in which she played a child prostitute in New Orleans at the beginning of the 20th century. Shields garnered widespread notoriety in the role, and she continued to model into her late teenage years and starred in several dramas in the 1980s, including The Blue Lagoon (1980), and Franco Zeffirelli’s Endless Love (1981).

In 1983, Shields suspended her career as a model to attend Princeton University, where she graduated with a bachelor’s degree in Romance Languages. In the 1990s, Shields returned to acting and appeared in minor roles in films. She also starred in the NBC sitcoms Suddenly Susan (1996–2000), for which she received two Golden Globe nominations, and Lipstick Jungle (2008–2009). In 2017, Shields returned to NBC with a major recurring role in Law & Order: Special Victims Unit in the show’s 19th season. Since 2014, Shields has voiced Beverly Goodman in the Adult Swim animated series Mr. Pickles and its spinoff Momma Named Me Sheriff.

the Xtina’s comic strips week Day 3

the Xtina’s comic strips week Day 3

Mascherine chirurgiche oppure FFP1,FFP2, FFP3 con o senza valvola

Le mascherine chirurgiche sono quelle che rispettano la norma UNI EN 14683:2019 + AC:2019 che definisce “la costruzione, la progettazione, i requisiti di prestazione e i metodi di prova per le maschere facciali a uso medico destinate a limitare la trasmissione di agenti infettivi da parte del personale ai pazientidurante le procedure chirurgiche e altre attività mediche con requisiti simili”.
Nello specifico, “il principale utilizzo previsto delle maschere facciali ad uso medico è quello di proteggere il paziente dagli agenti infettivi e, inoltre, in determinate circostanze, di proteggere chi le indossa da spruzzi di liquidi potenzialmente contaminati. Possono anche essere destinate ad essere indossate dai pazienti e da altre persone per ridurre il rischio di diffusione delle infezioni, in particolare in situazioni epidemiche o pandemiche”. La norma precisa inoltre che “una maschera facciale ad uso medico con una barriera microbica appropriata può anche essere efficace nel ridurre l’emissione di agenti infettivi da naso e dalla bocca di un portatore asintomatico o di un paziente con sintomi clinici”.

Per poter parlare di mascherine di protezione delle vie respiratorie bisogna guardare ad altre norme, in particolare alla UNI EN 149:2009 di recepimento della normativa europea EN 149:2001 + A1:2009 che definisce “i requisiti minimi per le semi-maschere filtranti antipolvere utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie” prevedendo tre classi di protezione in base all’efficienza filtrante, vale a dire FFP1, FFP2 e FFP3. Le mascherine conformi a questa normativa sono costituite interamente o prevalentemente di materiale filtrante, coprono naso, bocca e possibilmente anche il mento (semi-maschera), possono avere una o più valvole di inspirazione e/o espirazione e sono progettate per la protezione sia da polveri sottili (generate dalla frantumazione di solidi), sia da nebbie a base acquosa e nebbie a base organica (aerosol liquidi) e fumi (liquidi vaporizzati).
Le tre classi di protezione FFP (la sigla sta per filtering face piece, in italiano “facciale filtrante delle particelle”) differiscono tra loro in funzione dell’efficacia filtrante (limite di penetrazione del filtro con un flusso d’aria di 95 L/min) e della perdita totale verso l’interno (TIL, Total Inward Leakage, la % di aria in ingresso nell’area di respirazione e quindi anche di inquinanti ambientali o agenti potenzialmente patogeni come il Sars-Cov-2).
Mascherine di classe FFP1
Le mascherine di classe FFP1 assicurano un primo livello di protezione delle vie respiratorie in ambienti polverosi e che contengono particelle in sospensione. Si tratta quindi di maschere semi-facciali antipolvere comunemente utilizzate in diversi settori (industria tessile, alimentare, mineraria, siderurgica, edilizia e costruzioni, del legno, tranne legno duro) in grado di proteggere le vie respiratorie da particelle solide e liquide non volatili quando la loro concentrazione non supera 4,5 volte il valore limite* di soglia previsto dalla normativa.
Hanno una capacità filtrante di almeno l’80% delle particelle sospese nell’aria e una perdita verso l’interno minore del 22%. Non è idonea per la protezione da agenti patogeni che si trasmettono per via aerea.
Mascherine di classe FFP2
La mascherine FFP2 offrono un secondo livello di protezione delle vie respiratore e sono generalmente utilizzate nell’industria tessile, mineraria, farmaceutica, siderurgica, industrie agricole e ortofrutticole, della carrozzeria automobilistica, del legno (tranne il legno duro), nei laboratori di analisi e anche dagli operatori sanitari o personale esposto a rischi basso-moderati.
Sono in grado di proteggere le vie respiratorie da polveri, nebbie e fumi di particelle con un livello di tossicità compreso tra il basso e medio la cui concertazione arriva fino a 12 volte il valore limite* previsto dalla normativa. Hanno una capacità filtrante di almeno il 94% delle particelle sospese nell’aria e una perdita verso l’interno minore dell’8%.

Mascherine di classe FFP3
Le mascherine di classe FFP3 sono un dispositivo di protezione delle vie aeree comunemente utilizzato nell’industria tessile, mineraria, farmaceutica, dell’edilizia e costruzioni, siderurgica, trattamento dei rifiuti, nei laboratori di analisi e anche dagli operatori sanitari che assistono individui infetti o potenzialmente infetti e personale di ricerca esposto ad alto rischio.
Sono in grado di proteggere le vie respiratorie da polveri, nebbie e fumi di particelle tossiche (amianto, nichel, piombo, platino, rodio, uranio, pollini, spore e virus) con una concentrazione fino a 50 volte il valore limite* previsto dalla normativa. Hanno una capacità filtrante di almeno il 99% delle particelle sospese nell’aria e una perdita verso l’interno minore dell’2%.
Valore limite di soglia* (TLV, la concentrazione massima delle sostanze aerodisperse alla quale si ritiene si possa essere esposti senza effetti nocivi per la salute)

A cosa serve la valvola?
Le mascherine di protezione FFP1, FFP2 e FFP3 possono essere dotate di valvole: la loro presenza non ha alcun effetto sulla capacità filtrante del dispositivo ma assicura un comfort maggiore quando la mascherina è indossata per molto tempo. In particolare, la valvola di espirazione permette all’aria calda di fuoriuscire dal dispositivo, riducendo l’umidità che si forma al suo interno, evitando così la formazione di condensa. Questo previene inoltre l’appannamento degli occhiali e facilità la respirazione. Attenzione però, perché in questo modo anche le particelle virali possono fuoriuscire: l’utilizzo di mascherine con valvola non è infatti consigliato se si pensa di essere positivi.

Francis Bacon (Dublino, 28 ottobre 1909 – Madrid, 28 aprile 1992)

I suoi genitori erano Eddy Bacon, quarant’anni, capitano in pensione che intraprese un’attività di allenatore equestre, e Winnie Bacon, ventisei anni. Il fratello Harley aveva quattro anni. La badante di Francis era Jessie Lightfoot, trentanove anni. Bacon era un bambino molto ammalato, con asma e violente allergie verso cani e cavalli. Era molto timido come bambino ed adorava vestirsi e discutere di vestiti.
 
Gli piaceva molto vestirsi come una ragazza, e la sua evidente omosessualità faceva infuriare suo padre. Inseguito si è saputo che suo padre lo puniva per questo motivo (anche con vere e proprie frustate) e si pensa che se è vero fu questo a determinare il suo masochismo. Ad un party in costume nella prima casa della famiglia, a Suffolk, Francis indossò un abito a rilievo, rossetto, tacchi alti tenendo una lunga sigaretta con bocchino. Alla fine di quello stesso anno suo padre lo cacciò di casa perché lo sorprese mentre si provava di fronte a uno specchio la biancheria di sua madre. Bacon si trasferì a Londra nel 1925; fu poi a Berlino, dove conobbe il realismo di G. Grosz, O. Dix e M. Beckmann. Dopo esperienze varie in pittura con influenze di “Max Ernst” e “Pablo Picasso” e nell’arredamento nello spirito del “Bauhaus” tornò a Londra, (nell’autunno in l’inverno nel 1926 a Londra, aiutato dalle tre sterline che sua madre gli mandava ogni settimana, vivendo seguendo i propri istinti e leggendo Nietzsche. Per autare il proprio reddito, per un po’ provò a fare il collaboratore domestico ma, anche se gli piaceva cucinare, cominciò ad annoiarsi e si licenziò. Lavorò poi come telefonista in un negozio di abiti femminili all’ingrosso in Poland Street a Soho. Fu licenziato dopo aver scritto una lettera minatoria al suo datore di lavoro. Sua cugina Diane Watson suggerì che il diciasettenne Francis prendesse lezioni di disegno alla scuola d’arte San Martin.

Francis scoprì che era attraente, e che era molto carino per alcune persone e pensò subito di trarne vantaggio, concedendosi a uomini ricchi. Uno di questi uomini era un ex compagno d’arme di suo padre, nonché un brigliatore di cavalli, di nome Harcourt-Smith. Più avanti Francis sostenne che suo padre avesse chiesto al suo amico di tenerlo in pugno e di farlo diventare un vero uomo. Senza dubbio, suo padre era a conoscenza della fama di uomo virile del suo amico ma non dei suoi gusti sessuali) cominciò a dipingere nel 1929-30, svolgendo attività di decoratore e illustratore. 
 
 All’inizio della Primavera del 1927 Francis fu portato da Harcourt-Smith a Berlino che allora faceva parte della Repubblica di Weimar. Fu qui che Francis vide il capolavoro di Fritz Lang “Metropolis”. Francis trascorse due mesi a Berlino. Dopo più o meno un mese, Harcourt-Smith lo lasciò. “Si è stancato presto di me, e certamente ora sarà con una donna”. Fu così che dopo poco tempo decise di trasferirsi a Parigi.
L’estate del 1927 Francis andò ad una mostra di 106 opere di Picasso nella Galleria Paul Rosenberg a Parigi, cosa che lo ispirò a disegnare e dipingere. Prese il treno circa cinque volte a settimana per visitare la mostra e spesso tornava con disegni ed acquerelli d’ispirazione cubista.
Francis tornò a Londra nel tardo 1928 e cominciò a lavorare come interior designer. Prese un garage e lo convertì in studio a South Kensington e condivise il piano superiore con Eric Alden, che fu il suo primo collezionista. Nel 1929 Jessie Lightfoot, la badante di Francis, si unì a loro. Nella prima edizione del Cahiers d’Art del 1929, Francis vide le figure biomorfiche di Picasso. Francis divenne amico di Geoffrey Gilbey, un corrispondente del Daily Express e per qualche tempo lavorò come suo segretario.
Il nuovo corso della sua pittura si aprì nel 1944 con i “Tre studi di figure per la base di una crocifissione” (Londra, Tate Gallery) che sconcertarono il pubblico con le loro inquietanti, mostruose figure.
 
Francis passò un anno e mezzo a Parigi. All’apertura di un’esibizione, incontrò Yvonne Bocquentin, pianista e cantante. Essendo a conoscenza del suo bisogno di imparare la lingua francese, Francis visse per tre mesi con Madame Bocquentin e la sua famiglia nella loro casa presso Chantilly. Al Château de Chantilly (al museo Condè), vide La strage degli innocenti di Nicolas Poussin.
Francis scrisse un suo annuncio sul Times come un “gentleman’s companion”. Fra le varie risposte, attentamente controllate da Jessie Lightfoot, vi era quella di un anziano signore cugino di Douglas Cooper (Cooper aveva la più bella collezione di arte moderna di tutta l’Inghilterra).
 
Il signore, avendo pagato Francis per i suoi servizi, gli trovò un lavoro part-time come operatore telefonico in un club londinese, e lo aiutò a promuoverlo come designer d’interni a suo cugino Cooper (il quale gli commissionò una volta una scrivania in color grigio-navale).
Nel 1929 Francis conobbe Eric Hall al Bath Club mentre stava cambiando un telefono. Hall (il quale era direttore generale della Peter Jones) fu il suo amante e protettore.
 
La prima esposizione al Queensberry Mews, nell’inverno del 1929, era fatta di stracci e mobilia di Bacon (Eric Hall comprò uno straccio) ma pare che vi fossero anche Painted screen (c. 1929 – 1930) e Watercolour (1929), entrambi comprati da Eric Alden. Watercolour (“Acquarello”), il suo dipinto più datato sopravvissuto, sembra sia evoluto dai suoi disegni di stracci, che a loro volta furono influenzati dai dipinti e gli arazzi di Jean Lurçat.

Sydney Butler, figlia di Samuel Courtauld e moglie di Rab Butler, commissionò un tavolo di vetro e acciaio ed una serie di sgabelli per il salotto della sua casa di Smith Square.
Lo studio di Bacon di Queensberry Mews, comparve nel numero dell’Agosto 1930 di The Studio, con un articolo di due pagine intitolato “The 1930 Look in British Decoration”, che mostrava i suoi lavori, inclusi un grande specchio tondo, stracci e mobilia in acciaio tubolare e vetro influenzata dallo Stile Internazionale, Marcel Breuer, Le Corbusier / Charlotte Perriand e Eileen Gray.
Il  lavoro Bacon  era Espressionista nello stile e le sue forme umane storte erano sconvolgenti. Ha sviluppato il suo stile personale e tema tenebroso durante gli anni 50 L’opera di Bacon ha certamente una linea di continuità con quella di Van Gogh e Munch e ancor prima con quella di Grunewald, ma le figura umane dell’artista inglese, sempre al centro dei suoi dipinti, non sembrano distorte e deformate da drammi esistenziali e interiori, ma dall’azione coercitiva e torturatrice dell’ambiente al limite della mutazione antropologica e genetica.
 
In seguito Bacon approfondì la sua analisi, spietata sino all’atrocità, della condizione umana “Painting” 1946, Museum of Modern , New York. «Non c’è tensione in un quadro», scrisse nel 1955, «se non c’è lotta con l’oggetto». E da questa lotta l’oggetto, l’immagine dell’uomo, escono distorti e sfigurati.
 
I personaggi dei suoi quadri, esemplari le rielaborazioni del ritratto di “Papa Innocenzo X di Velàzquez” che si trovano a New York, W. Burden Collection e a Londra, Marlborough Fine Art, rispettivamente del 1953 e del 1962, ci appaiono come attraverso un vetro deformante e al tempo stesso, lucidamente osservati con spirito da voyeur.
«Vorrei che i miei quadri apparissero come se un essere umano fosse passato su di essi… lasciando una scia di umana presenza e tracce di memoria di eventi passati»; queste parole possono forse spiegare perché Bacon si serva spesso di immagini preesistenti rielaborandole: fotografie anonime, gli album fotografici di Muybridge, fotogrammi da film di Bufiuel, Eisenstein, Stroheim, immagini mediche di malattie della bocca, il citato “Innocenzo X di Velàzquez” il “Ritratto di V. Van Gogh”.
 
L’opera di Bacon, le cui radici culturali sono state individuate, fra l’altro, nell’estetica settecentesca del sublime, è caratterizzata da una violenta carica “Espressionistica” formalmente derivata da M. Griinewald “Vincent Van Gogh” “Edvard Munch”. Essa ha esercitato un influsso di grande rilievo sui pittori delle generazioni successive, soprattutto su quelli operanti nell’ambito della cosiddetta «nuova figurazione». Una delle opere maggiormente conosciuta di Bacon è il “Doppio ritratto di Lucian Freud e di Frank Aurbach” eseguito nel 1964 ed ora è esposto nel Marlborough Gallery di Londra. Bacon tornò in Germania nel 1930 e partecipò alla Oberammergau Passion Play.
  
Bacon non presenta le cause delle deformazioni che intende già conosciute e sofferte da tutti, ne illustra con fredda e spietata lucidità gli effetti, offrendo alla vista la mostruosità di corpi da cui sembra sia stata estratta l’anima, presi da atroci e sfiguranti convulsioni. E la condizione di queste figure appare senza speranza, senza via di uscita, come un preinferno terreno; è una prigionia di terrore, solitudine e sofferenza forse mai espressa con tanta definitiva convinzione.
L’opera di Bacon vive però di una contraddizione derivata dall’adozione di una tecnica pittorica di altissima qualità formale, che lascia trasparire la voluttà insieme sadica e masochistica dell’uso di un colore capace di rendere tanto strazio, dei viola acidi, dei rosa taglienti, degli aranci brillanti mescolati a tinte di un magma scuro e marcescente. Una tecnica elevata che traspare anche dalla calcolata composizione di forme, che sono sospese in uno spazio da cui sembra essere stata tolta l’aria, incarnate nella tensione boccheggiante e convulsa di corpi che si contorcono e rattrappiscono o si sfaldano confondendo i loro confini con lo spazio vuoto che li sostiene. In questo senso l’opera di Bacon è un’ultima espressione dell’estetica del sublime che pone la lucida constatazione della realtà a confronto con le più alte espressioni ideali, benché frustrate, dell’anima.

Monna Lisa

La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, è un dipinto a olio su tavola di legno di pioppo realizzato da Leonardo da Vinci, (77×53 cm e 13 mm di spessore), databile al 1503-1504 circa e conservato nel Museo del Louvre di Parigi.
Opera iconica ed enigmatica della pittura mondiale, si tratta sicuramente del ritratto più celebre della storia nonché di una delle opere d’arte più note in assoluto. Il sorriso impercettibile del soggetto, col suo alone di mistero, ha ispirato tantissime pagine di critica, letteratura, opere di immaginazione e persino studi psicoanalitici; sfuggente, ironica e sensuale, la Monna Lisa è stata di volta in volta amata e idolatrata, ma anche derisa o aggredita.
La Gioconda rappresenta una meta obbligata per migliaia di persone al giorno, tanto che nella grande sala in cui è esposta un cordone deve tenere a debita distanza i visitatori; nella lunga storia del dipinto non sono infatti mancati i tentativi di vandalismo, nonché un furto rocambolesco che in un certo senso ne ha alimentato la leggenda.

the Xtina’s week Day 2

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La COVID-19 (acronimo dell’inglese COronaVIrus Disease 19), o malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2 e più semplicemente malattia da coronavirus 2019, è una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato SARS-CoV-2 appartenente alla famiglia dei coronavirus. I primi casi sono stati riscontrati durante la pandemia di COVID-19 del 2019-2020.
Una persona infetta può presentare sintomi dopo un periodo di incubazione che può variare tra 2 e 14 giorni circa (raramente ci sono stati casi di 29 giorni), durante i quali può comunque essere contagiosa. Per limitarne la trasmissione devono essere prese precauzioni, come adottare un’accurata igiene personale, lavarsi frequentemente le mani ed indossare mascherine e guanti. Coloro che ritengono di essere infetti devono rimanere in quarantena, indossare una mascherina chirurgica e chiamare immediatamente un medico al fine di ricevere appropriate indicazioni.
Il coronavirus colpisce principalmente il tratto respiratorio inferiore e provoca una serie di sintomi descritti come simil-influenzali, tra cui febbre, tosse, respiro corto, dolore ai muscoli, stanchezza e disturbi gastrointestinali quali la diarrea; nei casi più gravi può verificarsi una polmonite, una sindrome da distress respiratorio acuto, sepsi, shock settico e una tempesta di citochine fino ad arrivare al decesso del paziente. Non esiste un vaccino o un trattamento specifico per questa malattia. Attualmente il trattamento consiste nell’isolare il paziente e nel gestire i sintomi clinici.

Sebbene non siano ancora del tutto chiare le modalità di trasmissione del virus è stato confermato che è in grado di passare da uomo a uomo. Un funzionario della sanità pubblica nello stato di Washington negli Stati Uniti ha osservato che i coronavirus vengono trasmessi principalmente “attraverso uno stretto contatto con un altro individuo, in particolare tossendo e starnutendo su qualcun altro che si trova entro un raggio di circa 1-2 metri da quella persona”. Si ritiene, infatti, che nella maggior parte dei casi la diffusione tra persone avvenga attraverso le goccioline respiratorie emesse da un individuo infetto mediante tosse o starnuti che, successivamente, vengono inalate da un soggetto sano che si trovi nelle vicinanze. È possibile infettarsi anche dopo aver toccato superfici od oggetti ove sia presente il virus, portando poi le mani verso la propria bocca o verso il naso o gli occhi. Il virus, in condizioni ideali, può infatti persistere su diverse superfici per ore o giorni.

Sebbene i virus respiratori siano trasmissibili solitamente quando il soggetto malato presenta anche i sintomi, sembrerebbe che il SARS-CoV-2 possa diffondersi anche in occasione di un contatto ravvicinato con un paziente asintomatico. Si stima che il tasso netto di riproduzione della trasmissione del virus da uomo a uomo sia tra il 2,13 e il 4,82. Tale valore indica il numero di altre persone a cui un paziente appena infetto possa trasmettere la malattia. Secondo quanto riferito, al 24 febbraio il nuovo coronavirus è stato finora in grado di trasmettersi in catena fino a un massimo di quattro persone.

La trasmissione oro-fecale del virus è oggetto di studio. In un’analisi su pazienti ospedalizzati per COVID-19 il virus è stato trovato nelle feci del 53% del campionee più tamponi anali sono risultati positivi rispetto ai tamponi orali nelle fasi più avanzate della malattia. Il virus è stato identificato nelle feci per periodi che variano da 1 a 12 giorni e nel 17% dei pazienti i test sulle feci sono rimasti positivi anche dopo la negativizzazione delle vie orali, indicando che l’infezione a livello gastrointestinale e la trasmissibilità oro-fecale possono rimanere anche dopo l’eliminazione del virus a livello respiratorio.

Il 22 gennaio 2020, alcuni scienziati hanno pubblicato un articolo che, dopo aver esaminato “umani, pipistrelli, galline, ricci, pangolini e due specie di serpenti”, conclude che il “2019-nCoV sembra essere un virus ricombinante tra il coronavirus del pipistrello e un coronavirus di origine sconosciuta” e “tra gli animali selvatici il serpente è il serbatoio più probabile per il 2019-nCoV” da cui poi viene trasmesso agli umani. Ulteriori studi hanno inoltre suggerito che il SARS-CoV-2 si sia originato a seguito della “combinazione di virus da pipistrelli e serpenti”. Tuttavia, parte della comunità scientifica ha contestato tali conclusioni sostenendo che il pipistrello doveva essere il serbatoio naturale, mentre l’ospite intermedio, un uccello o un mammifero e non gli stessi serpenti.
Al 25 gennaio 2020 non è ancora stato confermato quale possa essere il serbatoio naturale del virus nella fauna selvatica e l’ospite intermedio che lo ha trasmesso agli esseri umani. È stato invece confermato che il SARS-CoV-2 riesce a entrare nella cellula umana attraverso il recettore ACE 2, come il virus SARS.